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Celiachia: e se il segreto fosse in bocca?

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Celiachia: e se il segreto fosse in bocca?

Cos’è la celiachia? Rinfreschiamoci le idee: si tratta di una malattia infiammatoria che coinvolge la mucosa dell’intestino tenue, causando un graduale appiattimento dei villi intestinali e portando al malassorbimento delle sostanze nutritive. Un soggetto predisposto alla celiachia è intollerante alla gliadina, particolare frazione proteica del glutine.

Secondo l’ultima relazione annuale sulla celiachia del Parlamento Italiano, ad oggi in Italia sono accertati 164.492 casi di celiachia; con il 46% dei soggetti concentrati nelle regioni del nord, il 22% nelle regioni del centro, il 19% nel sud e solo il 13% nelle isole.

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Diagnosi è importante

Fondamentale si rivela la diagnosi precoce, utile a prevenire il manifestarsi delle patologie associate alla celiachia, che possono portare danni a medio-lungo termine.

Manifestazioni tipiche del disturbo sono sintomi gastrointestinali come diarrea cronica, dolori addominali e perdita di peso, tuttavia una porzione sempre più ampia di pazienti coinvolti mostra sintomi atipici e difficili da ricondurre alla celiachia, proprio per l’assenza di patologie legate alla sfera intestinale.

E la bocca?

Data la grande difficoltà di giungere ad una diagnosi certa in assenza di chiari sintomi, il cavo orale emerge sempre più come finestra alternativa per osservare disturbi sospetti che possono nascondere patologie più importanti.

Il dentista infatti, attraverso un esame attento del cavo orale, potrebbe portare alla luce lesioni dei tessuti molli e duri che indicano chiaramente la necessità di una diagnosi approfondita.

Lesioni che interessano i tessuti molli:

Lesioni che coinvolgono i tessuti duri:

  • Sviluppo ritardato delle ossa mascellari
  • Ipoplasie dello smalto
  • Carie
  • Eruzione dentale ritardata

Le numerose ricerche condotte in materia sottolineano come una correlazione evidente sia attualmente dimostrata solamente per quanto riguarda la stomatite aftosa ricorrente e le ipoplasie dello smalto, mentre rimangono incertezze riguardo a patologie più rare come il Lichen Planus orale e la Sindrome di Sjögren.

Quest’ultima va a colpire comunemente le ghiandole salivari e quelle lacrimali, mentre al contrario il Lichen Planus tende ad affliggere esclusivamente il cavo orale, interessando la cute e le mucose.

Chiari sintomi

Come si è detto dunque, la stomatite aftosa e le ipoplasie dello smalto possono essere considerate segnali d’allarme del manifestarsi della celiachia.

La stomatite aftosa in particolare, può essere definita come una patologia immuno-mediata che si manifesta attraverso l’eruzione di una o più ulcerazioni su lingua, guance e superficie interna del cavo orale, spesso di dimensioni variabili e piuttosto dolorose.

Queste spiacevoli manifestazioni guariscono spontaneamente in circa 10 giorni, e non è tuttora chiara la causa scatenante che porta ad eruzioni ripetute nei soggetti con celiachia non ancora diagnosticata. Tuttavia le evidenti correlazioni riscontrate dai ricercatori rendono la stomatite un importante elemento a sostegno della diagnosi precoce.

Occhio allo smalto

Con il termine ipoplasia dello smalto si indicano invece delle irregolarità nella formazione dello smalto dentale, che si rivelano in piccole aree demineralizzate sulla superficie dei denti, spesso circoscritte ai molari e agli incisivi.

Le porzioni di smalto intaccate non sono in grado di rigenerarsi spontaneamente in quanto lo smalto è un tessuto inerte incapace di ricomporsi nel tempo.

Una classificazione proposta da Aine nel 1986 ci aiuta a distinguere le differenti tipologie di ipoplasia dello smalto:

  • Grado 0. Assenza di difetti;
  • Grado 1. Alterazioni del colore (macchie singole o multiple color crema, giallo o marrone e opacità);
  • Grado 2. Lievi difetti strutturali (superficie ruvida, solchi orizzontali, cavità superficiali con eventuali opacità o decolorazioni);
  • Grado 3. Evidenti difetti strutturali (una porzione o l’intera superficie dello smalto si rivela ruvida e ricoperta da profondi solchi orizzontali o da ampie cavità)
  • Grado 4. Gravi difetti strutturali (forma del dente alterata, cuspidi appuntite, margini irregolari e assottigliati, superficie ruvida con forte colorazione delle lesioni)

Ma non è necessario arrivare ai livelli più gravi… partendo infatti dagli stadi meno evoluti di queste patologie orali, una visita odontoiatrica può aiutare il paziente celiaco a sviluppare un sospetto di malattia e ad approfondire le analisi diagnostiche.

La bocca è dunque una cassaforte, che una volta decifrata e aperta può portare alla luce quei disturbi che nascondono la giusta diagnosi, migliorando notevolmente la qualità di vita dei soggetti celiaci e le loro prospettive future.

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