Un nuovo sito targato WordPress

Colgate pushbar #2

Alitosi: quando il timore diventa ossessione

CONDIVIDI
, / 1278 0
Alitosi: quando il timore diventa ossessione

Il problema dell’alitosi è molto sentito sin dall’antichità perché ha un impatto molto forte sulle relazioni con gli altri e sulla percezione di sé.

Quante volte si ricorre a una mentina o a una gomma per rinfrescare la bocca e allontanare il timore di emanare un odore sgradevole durante una conversazione o un incontro, o si lavano i denti sperando che la sensazione di freschezza lasciata dal dentifricio duri all’infinito?

Colgate articolo

Tra ansie e paure

Le cause dell’alitosi sono molteplici, dalle patologie del cavo orale a quelle dell’apparato digerente, sono tanti i fattori che possono incidere negativamente sull’alito, eppure a volte, nonostante gli specialisti non riscontrino specifiche cause organiche, questo continua a creare problemi.

Per molte persone affrontare situazioni sociali comporta una notevole dose di ansia che, in alcuni soggetti, si esprime prevalentemente con disturbi gastrici e/o riduzione della salivazione creando una spiacevole sensazione di bocca secca e di conseguenza poco fresca e maleodorante.

Subentra la paura di essere allontanati e rifiutati, oltre che derisi e criticati per l’alito cattivo, con il risultato di un incremento dell’ansia che può sfociare in una vera e propria fobia sociale. L’individuo, per timore del proprio odore, tende a evitare le situazioni sociali fino ad arrivare, nei casi più gravi, al ritiro totale dalle relazioni interpersonali con effetti drastici sulla vita lavorativa e privata.

Quando il timore diventa ossessione

Quando il timore di emanare cattivo odore diventa tanto invalidante si parla di Sindrome da Riferimento Olfattivo o Autodysomofobia, un disturbo dello spettro ossessivo che richiede una accurata diagnosi e un trattamento specialistico.

Nel caso in cui l’oggetto dell’ossessione è l’alito i soggetti tendono a fare uso eccessivo di collutori, dentifrici e deodoranti per la bocca, cercano compulsivamente rassicurazioni negli altri riguardo al proprio alito, si recano ripetutamente dal dentista o altri specialisti per cercare soluzioni al problema. Le rassicurazioni, però, non bastano e il pensiero è continuamente focalizzato su queste ossessioni.

Dentista-psicologo

In questo contesto, soprattutto di fronte a pazienti che chiedono visite continue per via dell’alitosi o che ricorrono a trattamenti di igiene inutili e immotivati, è fondamentale che i dentisti non si fermino alla sola valutazione del cavo orale ma prendano in considerazione il valore reale che il disturbo assume nella vita del paziente, affinché si possa riconoscere o comunque ipotizzare l’eventuale matrice ansiosa o ossessiva e inviare i pazienti ai professionisti più adeguati, psichiatri e psicologi.

Nello specifico dell’ambito psicologico, la Terapia Cognitivo Comportamentale rappresenta un trattamento efficace, grazie a una serie di tecniche che hanno l’obiettivo di rendere l’individuo consapevole del proprio disturbo e di ridurre in modo significativo la frequenza e l’intensità delle ossessioni intrusive, restituendo al paziente una vita più gratificante, libera dall’ansia di emanare odori sgradevoli.

È anche importante che i pazienti si confidino con i dentisti, senza vergogna per il proprio vissuto, che colgano l’opportunità della visita per mettere in luce la gravità che il problema assume nella quotidianità e valutare insieme la possibilità di rivolgersi a uno psichiatra o a uno psicologo.

È solo dalla sinergia tra le diverse professionalità che si può arrivare alle soluzioni migliori e ritrovare il sorriso.

Commenta l'articolo

Il tuo indirizzo email non sarà visibile.