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Denti e sbiancamento: quanto ne sai?

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Denti e sbiancamento: quanto ne sai?

Abbiamo analizzato la moda del sorriso smagliante made in USA: ma siamo sicuri che questa mania sia nata oltreoceano? Certo, negli ultimi anni divi di Hollywood dai sorrisi abbaglianti occupano le copertine di tutti i giornali… tuttavia l’usanza di sbiancare i denti ha radici ben più lontane.

A spasso nel tempo

Già tra gli antichi romani esisteva la consuetudine di sbiancare i denti utilizzando prodotti di derivazione naturale, che avevano però un affetto limitato e con risultati poco visibili. Dobbiamo arrivare a fine ‘800 per trovare i primi prodotti chimici dedicati allo sbiancamento dentale, come l’acido ossalico, in grado di rendere i denti più bianchi di qualche tono.

Facendo un salto agli anni ’30 vediamo il diffondersi di processi a base di acqua ossigenata per ottenere un sorriso di porcellana… fino ad arrivare al 1989, quando nasce lo sbiancamento professionale moderno, effettuato dai dentisti con il perossido di carbammide.

Questione di faccette

Il bianco innaturale che siamo abituati a vedere tra le celebrity in realtà non è il risultato di uno sbiancamento, si tratta infatti molto spesso dell’apposizione sui denti di faccette in porcellana e più raramente in composito, in grado di donare al sorriso un bianco splendente, quasi finto.

Lo sbiancamento professionale comporta invece uno schiarimento del colore naturale del dente, che normalmente varia molto da persona a persona. La gamma dei colori naturali dei denti può spaziare infatti dal bianco latte, molto raro, alle sfumature di giallo, passando dalle tonalità del grigio… fino a raggiungere il marrone nei casi peggiori.

Denti assorbenti

La colorazione dei denti spesso peggiora nel corso del tempo, magari semplicemente a causa dell’età, altre volte invece per l’effetto di cattive abitudini come fumo e alcool. La tonalità del sorriso è quindi soggetta sia alle sostanze assorbite, sia al naturale processo di invecchiamento dell’organismo.

Questo accade perché lo smalto dentale e la dentina non sono isolati dall’ambiente esterno, al contrario assorbono e scambiano continuamente sostanze con la saliva. E tra i vari elementi che penetrano lo smalto compaiono anche sostanze colorate dette cromogeni, che non danneggiano in alcun modo la salute dei denti ma contengono legami chimici in grado di assorbire la luce, portando i denti ad apparire più scuri e giallognoli.

Esaminando dunque le tipologie di macchie che possono affliggere i nostri denti, due sono quelle principali:

  • Macchie Estrinseche: sono quelle esterne al dente, derivanti dagli accumuli di placca e tartaro, oltre che dai depositi di sostanze contenenti cromogeni. È possibile rimuoverle con metodi meccanici.
  • Macchie Intrinseche: si trovano all’interno dello smalto dentale e possono essere rimosse attraverso procedure di sbiancamento dentale che impiegano perossidi.

Altre tipologie di macchie, considerabili più che altro come difetti di mineralizzazione, possono essere causate da difetti genetici, dall’assunzione prolungata di alcuni farmaci a dall’eccesso di fluoro.

Sbiancamento per tutti i gusti

Ma veniamo al nodo della questione, quali sono le tipologie di sbiancamento a cui possiamo ricorrere per migliorare il nostro sorriso e correggere le imperfezioni?

I metodi maggiormente affidabili e duraturi sono quelli effettuati da un dentista o igienista professionista, in grado di valutare la soluzione migliore in base alla tipologia di dentatura del paziente e si dividono in tre categorie principali:

  • Sbiancamento in studio o professionale
  • Sbiancamento domiciliare
  • Sbiancamento combinato

Sbiancamento in studio

Lo sbiancamento definito professionale prevede l’applicazione sui denti di agenti sbiancanti ad alta concentrazione, che vengono attivati utilizzando lampade apposite in grado di far penetrare le sostanze in profondità.

Il metodo più diffuso è costituito da un gel a base di perossido di idrogeno o perossido di carbammide, che viene posto sulla superficie esterna dei denti dopo aver protetto adeguatamente labbra a gengive dall’esposizione alla sostanza. Il gel viene poi attivato da una fonte di luce ultravioletta o dalla luce di un Laser che permette di liberare ossigeno, favorendo reazioni di ossido-riduzione in grado di smembrare le macchie in parti più piccole e incolori, facilmente asportabili.

Il gel viene rimosso e applicato nuovamente anche più volte durante una stessa seduta ed il risultato sarà più o meno intenso a seconda del tempo di posa sui denti e della concentrazione dei principi chimici.

Naturalmente non si potranno consumare cibi e bevande coloranti né fumare nei 2-3 giorni seguenti al trattamento… che può mantenere il proprio effetto per 1 o 2 anni, oltre i quali sarà necessario ripetere la procedura per conservare il risultato nel tempo.

Sbiancamento domiciliare

Si può ottenere un sorriso smagliante anche da casa, attraverso quello che viene chiamato sbiancamento domiciliare. Il dentista fa realizzare alcune mascherine in morbido silicone sulla base della dentatura del paziente, all’interno delle quali vengono posti gli stessi gel impiegati nel trattamento in studio.

Le mascherine contengono una concentrazione inferiore di principio attivo e per questo devono essere mantenute in posa per un tempo superiore, che va dai 30 minuti alle 4 ore. L’operazione può essere ripetuta per una settimana o più, a seconda delle finalità del trattamento e l’effetto sbiancante dura generalmente 5-6 anni, nel corso dei quali si effettuano rapidi richiami.

Sbiancamento combinato

Prevede l’applicazione in sequenza di entrambe le tecniche descritte, partendo da una seduta di sbiancamento in studio e proseguendo a casa attraverso le mascherine imbevute di gel.

Il vantaggio di questa opzione può essere quello di avere una maggiore autonomia nella gestione del trattamento, potendolo ripetere periodicamente a domicilio.

Tutto rose e fiori?

Un recente studio diffuso dal Journal of Dentistry nel mese di giugno 2015 ha dimostrato che i gel a base di perossido di idrogeno tanto utilizzati per i trattamenti sbiancanti, dovrebbero però essere impiegati con cautela.

Questo perché alte concentrazioni di acqua ossigenata rischiano di irritare le cellule pulpari, che faticherebbero a ristabilirsi in seguito al trattamento di sbiancamento, causando un aumento della sensibilità dei denti al caldo e al freddo. In ogni caso, lo sbiancamento non comporta l’indebolimento dello smalto.

Come sempre tutto si riduce a non abusare dei trattamenti di sbiancamento, che applicati normalmente e sotto la supervisione del dentista non si rivelano dannosi, al contrario sono in grado di far tornare il sorriso anche a chi l’aveva quasi perso.

E tu, hai mai provato uno sbiancamento? Raccontaci la tua esperienza!

 

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