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Massima sicurezza nello studio del dentista

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Massima sicurezza nello studio del dentista

Dal dentista non si trovano soltanto cure, ma anche attenzione alla nostra sicurezza.

Il dentista oggi ha infatti molte più conoscenze del passato. Una volta disinfettava solo con l’alcool, oggi sterilizza lo strumentario con l’autoclave e al momento di utilizzarlo apre il contenitore nel quale tutto è imbustato minuziosamente.

Si dota in studio di defibrillatore e bombole d’ossigeno nel caso in cui il proprio paziente avesse bisogno – cosa molto rara – di un primo soccorso cardiologico. Tutte le caratteristiche degli studi professionali, persino la disposizione degli ambienti o dei mobili, rispettano criteri di sicurezza, per i pazienti ma anche per chi lavora accanto all’odontoiatra. Negli anni sono state introdotte importanti modifiche nelle normative sulla sicurezza.

Abbiamo chiesto agli esperti dell’Associazione Italiana Odontoiatri di spiegare con parole facili due questioni molto “calde”: che cosa stanno facendo i nostri dentisti per controllare la possibilità di trasmettere le infezioni dal riunito odontoiatrico e per usare le apparecchiature a raggi x senza rischi di sovraesposizione per il paziente.

Ovviamente ci sono altre questioni aperte, come l’uso di defibrillatori che alcune regioni (Basilicata) iniziano a disciplinare e il possesso di bombole d’ossigeno per il primo soccorso al paziente, tema su cui sta per cambiare la normativa… ma partiamo da infezioni e radiazioni.

 

Per un’acqua più pura

Gli studi dentistici sono ubicati per lo più in condomini e la pulizia delle condutture dell’acqua può non essere ottimale. La stessa acqua comunale non è sterile e l’acqua potabile potrebbe contenere più microrganismi (virus e batteri) di quanto immaginiamo.

L’anno scorso l’attenzione della Procura della Repubblica di Torino è stata attratta da un caso di legionellosi contratto da un dentista. La legionella è un batterio che, se inalato da una persona particolarmente debole, è in grado di colonizzare i polmoni e di instaurare una polmonite spesso mortale. Questo batterio si annida nei condizionatori ma anche nell’acqua della poltrona del dentista.

C’è dunque pericolo nello studio dentistico? «La legionella c’è anche nei tubi condominiali nelle nostre case ma in genere non dobbiamo temerla perché non forma colonie: di norma sono censiti pochi esemplari al metro cubo» dice Pier Luigi Martini esperto di sicurezza dell’Associazione Italiana Odontoiatri. Ci ricorda come, malgrado le indagini torinesi abbiano identificato concentrazioni superiori alla norma, il rischio-infezione è minimo. «Le probabilità d’infezione crescono se i livelli superano le 10 mila unità formanti colonie per litro d’acqua: un livello decisamente superiore al più alto (6500 unità al litro) tra quelli riscontrati negli studi.

Peraltro, i normali processi di controllo e disinfezione del riunito messi in atto nello studio odontoiatrico sono sufficienti a tenere sotto controllo la crescita della legionella. Per ridurre il rischio di proliferazione batterica bastano pochi accorgimenti: far scorrere l’acqua del riunito per pochi minuti, una disinfezione appropriata, il controllo della temperatura dell’acqua e per impedire il passaggio fisico del microbo dall’acqua della rete comunale un filtro da 0,22 micron collocato a monte del riunito.

Il filtro in questione – ricorda Martini – è uno dei suggerimenti elencati nelle linee guida del Ministero della Salute. Altra misura? il dentista deve periodicamente campionare l’acqua in uscita dal riunito ed eventualmente provvedere alla sanificazione del circuito idrico. Queste misure precauzionali sono utili in realtà contro tutti i batteri infettivi come l’escherichia coli, lo pseudomonas, lo stafilococco».

 

Radioprotezione

Le apparecchiature radiologiche possono essere utilizzate dal Dentista? «Certamente», spiega Fausto Fiorile vicepresidente AIO.

«I Raggi x sono un supporto alle attività di diagnosi e di cura di cui l’Odontoiatra non potrebbe fare a meno. Il Dentista può utilizzare, in deroga alle disposizioni di legge, tutti gli apparecchi, compresa la TAC Cone Beam, grazie al decreto legislativo n. 187/2000 che consente al professionista di possedere ed utilizzare questo insostituibile aiuto nell’attività clinica. In assenza del decreto legislativo 187, solo il Medico specialista in Radiologia potrebbe servirsi di queste apparecchiature interpretando le immagini relative per fare diagnosi.

Il tema della radioesposizione, che pone giustamente grande attenzione all’utilizzo appropriato sui pazienti dei raggi X, specie se si tratta di bambini, è vissuto con grande senso di responsabilità da parte dei Dentisti dell’AIO. In questi ultimi anni la tecnologia ha fatto passi in avanti incredibili tanto che, oggi, strumentazioni complesse come appunto gli Ortopantomografi e le TAC Cone Beam sono sempre più diffuse negli Studi dentistici. L’Odontoiatra che utilizza questi dispositivi caratterizzati comunque da una certa invasività, si aggiorna e si continua a formare, così come prevede la legge, proprio per garantire ai propri pazienti un utilizzo sempre più attento ed appropriato alla luce delle più recenti evidenze scientifiche.

La TAC Cone Beam è uno strumento molto sofisticato, oggi dai costi accessibili, che fornisce informazioni diagnostiche di alto livello con un dosaggio estremamente più basso rispetto ad una TAC tradizionale che veniva eseguita fino a poco tempo fa nelle strutture ospedaliere”. Un’informazione utile per il paziente?  “Il professionista serio, che utilizza le indagini Rx in modo coscienzioso ed attento nella propria attività e che ha veramente a cuore la salute del proprio paziente, non promuoverebbe mai la “vendita” di una ortopantomografia con pubblicità aberranti che purtroppo, si vedono sempre più frequentemente sui giornali e in rete, consentite dalla legge Bersani, L’invito è quello di diffidare da chi propone una Panoramica a costo zero ancor prima di aver guardato in bocca!».

E tu, cosa ne pensi?

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