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Medicina del sonno: AIO e la formazione a misura di paziente

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Medicina del sonno: AIO e la formazione a misura di paziente

Niente patente per chi russa troppo.

Non è una punizione che si aggiunge ai rimproveri del consorte, ma un “atto dovuto”, perché russare vuol dire riposare male di notte e addormentarsi male di giorno per recuperare il sonno perso.

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E dormire anche in macchina, mentre si è alla guida: un disastro.

Un decreto del ministero dei Trasporti uscito nei giorni scorsi impone alla prima richiesta della patente o alla conferma di sottoporsi a test medici per scoprire se si soffre di sindrome da apnee ostruttive del sonno. Una patologia che colpisce una percentuale variabile della popolazione, un 5% in modo grave, ma fino al 50% dei maschi adulti e al 23% delle femmine in tutte le sue forme anche lievissime, ed è connessa a una delle più gravi cause di morte in Italia: gli incidenti stradali, fino a 17.300 l’anno con 250 morti stimati.

In Europa non va meglio, ma ora la direttiva dell’Unione Europea chiede agli stati membri di prendere in mano la situazione e ai medici di scoprire la sindrome e curarla per tempo, magari non con la chirurgia ma nei casi più gravi con una mascherina.

 

Chi ne soffre?

Il soggetto che soffre di apnee ostruttive nel sonno (OSAS) è uomo di mezza età, generalmente in sovrappeso. La patologia è caratterizzata da un interruzione del flusso d’aria parziale o totale ripetuto diverse volte durante la notte. La diminuzione del passaggio d’aria nelle vie respiratorie comporta una diminuzione dell’ossigeno del sangue in circolo.

Il sistema nervoso centrale allerta tutto il corpo, e il cuore inizia a battere con maggior frequenza, si muovono le gambe, si digrignano i denti e … il sonno si fa meno riposante. Di qui la sonnolenza diurna, l’aumento del rischio di incidenti stradali da colpo di sonno, l’irritabilità, la scarsa resa sul lavoro. L’Osas non trattato mette anche il soggetto a rischio di patologie cardiocircolatorie.

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Il ruolo del dentista

Oggi non solo i medici ma anche gli Odontoiatri possono avere un ruolo chiave nel diagnosticare e trattare la sindrome delle apnee ostruttive. Le indicazioni sono chiare e sono codificate nelle Linee guida nazionali per la prevenzione delle apnee ostruttive nel sonno dell’adulto approvate dal Ministero della Salute e disponibili nel sito della Società Italiana Medicina del Sonno Odontoiatrica – Odontoiatria nella Medicina del Sonno – SIMSO (www.simso.it).

La diagnosi e la terapia sono multidisciplinari: l’Odontoiatra è presente in questo team nel momento diagnostico per valutare fattori predisponenti quali il palato stretto e la mandibola piccola e nella decisione del miglior percorso terapeutico che può prevedere l’uso di un dispositivo intraorale di avanzamento mandibolare.

Tra i redattori esperti delle linee guida è Marzia Segù, Segretario culturale nazionale dell’Associazione Italiana Odontoiatri nonché Presidente SIMSO, che da anni visita le sedi AIO per informare e formare i professionisti sulla materia (Torino, Pavia, Cagliari, Lecce). La dottoressa Segù con la SIMSO, il cui congresso nazionale 2015 è realizzato come l’anno scorso con il patrocinio di AIO, ogni settembre organizza gli Sleep Days, manifestazione che dura una settimana e attraverso una serie di eventi tocca i tre target: popolazione, medici e odontoiatri.

«La medicina del sonno –spiega Segù – è una disciplina di team, che coinvolge medici di medicina generale, pneumologi, neurologi, otorinolaringoiatri, chirurghi maxillo-facciali e odontoiatri. Le apnee ostruttive sono una patologia che se non trattata si ripercuote sulla vita quotidiana, in quanto legata a una maggiore incidenza di sonnolenza diurna e a colpi di sonno, capace di causare indirettamente incidenti stradali (da 3.5 a 8 volte maggiore della popolazione di controllo) ed essere di conseguenza un problema al rinnovo per la patente in base alle nuove indicazioni europee, oltre che avere importanti ripercussioni sulla salute generale, in particolare sul distretto cardiocircolatorio. Insieme agli Sleep Days e ai corsi “made in AIO”, le Linee guida nazionali cercano di dare un taglio pratico al contributo informativo, insostituibile, che la nostra professione può offrire al paziente. L’odontoiatra infatti ha un ruolo importante nel conoscere le malocclusioni e nell’identificare i pazienti da trattare, da mandare al medico e allo specialista».

 

Riprogettare e prevenire

Il Congresso Nazionale SIMSO di Odontoiatria nella Medicina del Sonno è di particolare importanza per gli odontoiatri. «La prossima edizione è prevista l’11 settembre 2016 a Bologna –dice Segù– e recepirà le linee guida per la medicina del sonno nei bambini, un altro capitolo che coinvolge l’Associazione Italiana Odontoiatri da vicino (siamo nel pool di esperti che stanno redigendo il testo) e per molti versi somiglia a questo: infatti si parla di sonno difficile, addormentamenti a scuola, russamento, patologie che se non trattate diventeranno “Osas” nell’adulto».

Per Segù è indispensabile riprogettare l’odontoiatria in funzione della prevenzione e promuovere una rete di odontoiatri-sentinella. «Partendo dai problemi odontoiatrici dei pazienti gli Odontoiatri possono intefacciarsi con i medici di famiglia e specialisti per analizzare le relazioni con le malattie sistemiche dell’organismo e pianificare le migliori cure. Allo stesso modo però ci vogliono delle vere e proprie sentinelle anche per chi soffre o rischia di soffrire in età matura di apnee ostruttive.

Bisogna prima di tutto far capire ai pazienti, ma anche al Sistema Sanitario Nazionale che è il dentista con il lavoro quotidiano sulle arcate dentarie del paziente e sul cavo orale a identificare per primo i problemi di russamento e possibili apnee notturne ed è spesso la figura più adeguata a indirizzare chi soffre della patologia con poche precise domande».

«Tra i presidi terapeutici, -dettaglia Segù– il dispositivo orale di avanzamento mandibolare può essere utilizzato nei casi di russamento semplice, cioè non aggravato da apnee, nei casi di OSAS lieve e moderato cioè fino alle 30 apnee all’ora, indice valutabile con un esame strumentale, chiamato polisonnografia. Nei casi severi la terapia ideale è rappresentata dalla C-PAP, cioè macchine per la ventilazione respiratoria, tuttavia il dispositivo orale può essere usato anche dai pazienti, correttamente informati che rifiutino questo presidio.

L’odontoiatra deve valutare se le condizioni orali e in particolare lo stato della dentatura residua consentano l’utilizzo dell’apparecchio. Altre opzioni terapeutiche oltre alla C-PAP e al dispositivo orale sono l’igiene del sonno, la terapia posizionale, la chirurgia otorinolaringoiatrica, la chirurgia maxillo-facciale e il controllo del peso».

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