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Ipersonnia e narcolessia: se il sonno non basta mai

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Ipersonnia e narcolessia: se il sonno non basta mai

L’ipersonnia è un disturbo caratterizzato da sonno notturno prolungato, difficoltà a svegliarsi completamente, sensazione di sonnolenza durante il giorno ed episodi di sonno diurno di lunga durata.

Di solito è un fenomeno che compare tra i 15 e i 30 anni, provocando nella persona un forte bisogno di dormire con la tendenza a rimanere sempre a letto.

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L’individuo ipersonne si addormenta velocemente, ma al mattino può sembrare confuso e facilmente irritabile; durante il giorno manifesta la necessità di fare dei “sonnellini”, che però non sono ristoratori ovvero non riposano e non aumentano la vigilanza e l’attenzione.

 

Cause e sintomi dell’ipersonnia

Le possibili cause sono da attribuirsi all’alterazione dei meccanismi cerebrali che regolano il sonno ma anche a apnee notturne, narcolessia, disturbi motori durante il sonno.

I sintomi sono una forte sonnolenza e sonno più lungo del normale, la necessità di dormire anche durante il giorno, sonno ristoratore la notte e non ristoratore durante il giorno. L’ipersonnia può inoltre portare a comportamenti di tipo automatico che vengono “eseguiti” senza poi ricordarsene, scarsa attenzione, calo dell’efficienza, della memoria e della concentrazione, che possono avere ovviamente conseguenze non solo in ambito familiare ma anche lavorativo.

 

Cos’è la narcolessia?

La narcolessia è una malattia neurologica (non psichiatrica) caratterizzata da eccessiva sonnolenza diurna (EDS – Excessive daytime sleepiness).

Secondo l’AINAssociazione Italiana Narcolettici e Ipersonni, questa patologia è riconoscibile in 4 sintomi cardinali:

  • Eccessiva sonnolenza diurna (mediamente ogni 2 ore il narcolettico prova un’irresistibile impulso all’addormentamento non procrastinabile);
  • Cataplessia (perdita di tono muscolare in presenza di emozioni, riso, imbarazzo, collera);
  • Allucinazioni ipnagogiche (veri e propri sogni ad occhi aperti, spesso spaventosi);
  • Paralisi del sonno (in prossimità della fase di addormentamento o subito dopo il risveglio, il corpo è completamente paralizzato pur essendo il narcolettico perfettamente cosciente).

La crisi narcolettica invece è un attacco improvviso di sonno (10-20 minuti), ricorrente (fino a 10 episodi al giorno), in un soggetto “predisposto” ed in momenti favorenti il sonno (cinema, teatro, lavori noiosi), anche se talvolta l’episodio si presenta nei momenti meno opportuni, come ad esempio durante un rapporto sessuale, in bicicletta o al lavoro.

 

Sintomi e diagnosi tardiva

La narcolessia, nell’uomo, tende a comparire sporadicamente, con picchi a 15 e 25 anni, senza una chiara predisposizione familiare. Il primo sintomo a comparire è solitamente l’eccessiva sonnolenza diurna, ma la patologia è tendenzialmente sotto diagnosticata in tutto il mondo, aggravando così l’insorgenza della malattia in un individuo.

Possono infatti trascorrere anche molti anni prima che venga riconosciuta: il paziente arriva ad una diagnosi di narcolessia mediamente dopo sette anni dall’insorgenza dei primi sintomi che possono venire spesso confusi con sintomi di altre patologie quali l’epilessia, la depressione, la sindrome da affaticamento cronico, la schizofrenia, la sindrome delle apnee ostruttive del sonno.

In Italia, i pazienti narcolettici con una diagnosi certa non superano i 600, a fronte di una stima di circa 25.000 malati presunti. Per questa condizione non esistono attualmente trattamenti risolutivi, ma è possibile utilizzare terapie farmacologiche che riducano o evitino l’invalidità causata dall’eccessiva sonnolenza; si possono poi adottare abitudini di vita appropriate a questa malattia.

 

Hai mai sofferto di questi disturbi? Come cerchi di contrastarli?

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