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Saliva: chi ci protegge dalla carie?

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Saliva: chi ci protegge dalla carie?

Cos’è la cariorecettività? Si tratta della predisposizione di un individuo ad essere affetto da patologia cariosa, indipendentemente dal fatto di presentare carie al momento della visita.

Un mezzo attraverso cui fare diagnosi di cariorecettività è senza dubbio la saliva.

 

L’importanza della saliva

In generale la secrezione salivare ha assunto importanza in campo medico in quanto, in alcune situazioni patologiche costituisce una fonte potenziale di importanti informazioni biochimiche ed è un campione biologico facilmente ottenibile senza alcuna manovra invasiva.

In campo odontostomatologico la saliva riveste importanza sotto molteplici aspetti, essendo uno degli elementi principali dell’ambiente orale… ciò nonostante spesso il suo ruolo non viene adeguatamente considerato, anche da coloro che ne vengono a diretto contatto ogni giorno.

Interessanti sono le relazioni esistenti tra saliva ed alcune malattie odontoiatriche. Sono ormai diversi anni che vengono effettuati studi sui possibili rapporti intercorrenti tra la saliva e la patologia cariosa, ma solamente nell’ultimo decennio si è assistito ad un incremento delle ricerche in questo ambito.

Le proprietà fisico-chimiche e biologiche più rilevanti a questo scopo sono il flusso salivare, il potere tampone, la concentrazione batterica di specifici ceppi ed il confronto fra i valori ottenuti in soggetti cariosensibili e carioresistenti.

 

Flusso salivare: cos’è?

Da cosa ha origine il flusso salivare? Per il 90% deriva dalla funzione delle ghiandole parotidi e sottomandibolari, per il 5% delle sottolinguali ed il restante 5% delle ghiandole salivari minori. Il controllo delle ghiandole salivari avviene ad opera di un centro nervoso situato in corrispondenza del bulbo encefalico.

Lo stimolo alla secrezione é prodotto principalmente da un’eccitazione riflessa e involontaria, gustativa attraverso le papille linguali e masticatoria attraverso i recettori specifici presenti nel legamento parodontale e nei muscoli masticatori.

In condizioni di riposo, ovvero in assenza di stimolazioni gustative, viene secreta sempre una certa quantità di saliva. Questo flusso che potremmo definire “base”, viene influenzato da vari fattori con notevole variabilità individuale e presenta una maggiore fluidità, allo scopo di mantenere un ambiente umido e contrastare l’azione degli agenti irritanti.

La saliva di stimolazione viene invece secreta sotto stimoli involontari indotti dal senso della fame e durante l’atto della masticazione; questa presenta una densità più elevata. La saliva secreta a riposo mostra modificazioni notevoli nell’entità del flusso, si osserva un incremento della secrezione nelle ore pomeridiane ed una diminuzione nelle ore notturne.

La bassa secrezione notturna evita frequenti movimenti di deglutizione durante il sonno. Vengono tuttavia ridotte anche le difese salivari, ovvero il potere detergente e la capacità di tamponare l’ambiente acido che inevitabilmente viene a crearsi, con graduale abbassamento del pH orale… ecco da dove possono insorgere i processi cariosi.

 

A bocca asciutta

Il flusso salivare svolge un ruolo importante nel rimuovere i detriti alimentari, i residui batterici e le cellule epiteliali che favoriscono la moltiplicazione batterica, attuandone l’eliminazione attraverso il canale digerente.

È scientificamente accertato che riduzioni nella secrezione salivare hanno un evidente effetto sia sul numero sia sulla gravità delle carie: ciò è confermato anche nei casi di iposecrezione salivare dovuta a xerostomia o a radioterapia per neoplasia ghiandolari o del massiccio facciale.

Il flusso salivare tende inoltre a diminuire con l’età. Tra gli anziani sono più frequenti i sintomi di secchezza della bocca e del resto sono tipiche dell’età avanzata alcune malattie che possono portare ad una diminuzione del flusso salivare, come il morbo di Alzheimer.

Una maggiore frequenza di carie sembra verificarsi nei soggetti che presentano condizioni di ansia o in terapia antidepressiva che conducono ad un coinvolgimento del sistema simpatico, con conseguente riduzione del flusso salivare. Ricordiamo poi la grave xerostomia che colpisce gli affetti da sindrome di Sjogren, che per tale ragione sono individui altamente a rischio.

 

La flora batterica orale

Nell’ambito della saliva si possono riscontrare un grande numero di specie batteriche, presenti in uno stato di equilibrio. Quando tale equilibrio viene per cause diverse ad essere alterato si può assistere alla insorgenza di patologie.

Riguardo alla patologia cariosa le specie batteriche coinvolte sono un grande numero, la loro presenza varia anche in rapporto al sito anatomico: ricordiamo ad esempio lo Streptococcus Salivarius nella carie del terzo cervicale del dente.

Le due specie più importanti sono lo Streptococcus mutans e i Lactobacilli, in grado di produrre consistenti quantitativi di acidi. Quando in presenza di un substrato metabolico l’azione acidogena é potenziata, la saliva e i suoi meccanismi di controllo non riescono più a compensarne la produzione.

L’ambiente orale raggiunge quindi livelli di acidità critici, che inducono la demineralizzazione dei tessuti duri del dente. Hanno pertanto inizio quei processi, che, se non precocemente intercettati o prevenuti, portando allo sviluppo della carie.

 

Ecco dunque che la saliva non si attiva solamente per segnalarci l’incombere dell’ora di pranzo o di una fantastica torta al cioccolato… ma al contrario assume una funzione fondamentale per la nostra salute orale e per il mantenimento di questa.

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