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Allattamento al seno: perché è meglio?

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Allattamento al seno: perché è meglio?

L’avventura della maternità implica emozioni, dubbi e preoccupazioni comuni a molte donne, prime fra tutte le domande sull’allattamento, che molte neo mamme si pongono: sarò in grado di allattare mio figlio? Avrò sufficiente latte? Sentirò dolore? Sarà molto debilitante?

Si tratta di domande legittime, che trovano la loro principale e rassicurante risposta nell’appartenenza della donna alla famiglia dei mammiferi che, non dimentichiamolo, allattano la propria prole con successo da ben 200 milioni di anni.

 

Benefici nutrizionali

Da un punto di vista nutrizionale la composizione del latte materno è unica ed inimitabile, mai uguale a se stessa e sempre adeguata all’esigenza del lattante nello specifico momento.

Infatti, non solo le caratteristiche del latte materno si modificano in base alle differenti fasi della crescita, ma la composizione cambia nei diversi momenti della giornata e anche nell’ambito della stessa poppata (più chiaro e leggero all’inizio per soddisfare la sete, più ricco e “consistente” verso la fine per soddisfare la fame).

Il latte materno non è solo il risultato di un perfetto equilibrio fra i vari nutrienti, è anche ricco di molteplici sostanze presenti solo in minima misura nel latte artificiale. Queste sostanze hanno numerosi effetti benefici, fra i quali i più importanti sono:

    • Rinforzare il sistema immunitario riducendo l’incidenza di malattie infettive (soprattutto otiti, infezioni gastro-intestinali e delle basse vie respiratorie),
    • Proteggere dall’insorgenza di gravi quanto ormai diffuse problematiche di allergia (quali dermatite atopica e asma),
    • Favorire lo sviluppo del sistema nervoso e degli altri organi.

 

Pensa alla mamma

E la natura non ha pensato solo al bambino, ma anche alla mamma: l’allattamento al seno, infatti, rappresenta qualcosa di più che un semplice atto di nutrizione, in quanto porta benefici psicologici e vantaggi per la salute, quali ad esempio la riduzione del rischio di tumori al seno e alle ovaie e di osteoporosi in età senile.

Questo effetto “protettivo” è maggiore quanto più a lungo la donna allatta al seno, anche in gravidanze successive. L’allattamento rappresenta inoltre un’opportunità per recuperare più in fretta il peso precedente alla gravidanza, dal momento che per produrre latte si spendono calorie e grassi.

Il fatto che questo atteso calo di peso non si riscontri sempre dipende piuttosto dal cambiamento delle abitudini di vita che segue alla maternità, magari accompagnato da un’alimentazione in eccesso, piuttosto che da un effetto cosiddetto “ingrassante” proprio dell’allattamento al seno.

 

Cavo orale e allattamento

Ma i benefici non finiscono qui: l’allattamento esclusivo al seno, protratto per almeno 6 mesi aiuta il cavo orale a svilupparsi correttamente.

Non dimentichiamo, infatti, che “bocca”, non vuol dire solo “denti” ma anche labbra, lingua, guance, palato, strutture la cui anatomia e funzionalità sono fondamentali per garantire una crescita armonica dell’apparato stomatognatico.

Il bambino che si attacca al seno mette infatti in moto diversi muscoli per spremere la mammella, deglutire, ottenere un buon sigillo intorno all’areola e al capezzolo e contemporaneamente respirare: tutto ciò rappresenta un’ottima palestra per i muscoli masticatori, della lingua e delle labbra, dal cui corretto tono dipende in buona parte il futuro allineamento dentale.

 

Modellare la bocca

Inoltre, il capezzolo si adatta perfettamente ed individualmente alla bocca del neonato stimolandone un corretto modellamento proprio in un momento in cui le strutture ossee sono ancora estremamente malleabili. Al contrario, nel caso dell’allattamento artificiale, è la bocca che si deve adattare alla tettarella con conseguente acquisizione di una forma ogivale del palato.

In questo caso, quindi, saranno maggiori le probabilità di sviluppare malocclusioni quali la II classe (denti superiori sporgenti), il morso incrociato e/o il morso aperto, ma anche problematiche di natura otorinolaringoiatrica, poiché l’innalzamento del palato corrisponde ad una diminuzione del volume delle vie aeree superiori.

L’alterazione della funzione respiratoria, infatti, può favorire affezioni di nasogolaorecchio con insorgenza di un’attitudine alla respirazione orale che, a sua volta, influenza la direzione di crescita della mandibola e il corretto posizionamento della lingua.

 

In conclusione, il seno rispetto al biberon protegge dall’insorgenza di malocclusioni e di otiti ricorrenti e appaga pienamente l’innato bisogno di succhiare del neonato, diminuendo in modo significativo il rischio che il bambino acquisisca nel tempo abitudini viziate, quali il succhiamento del dito o del ciuccio.

Non dimentichiamo, infine, che ogni donna, debitamente informata e supportata, è in grado di nutrire il proprio figlio con il suo latte, l’alimento più sano, completo, “comodo” ed economico… e sempre alla giusta temperatura!

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