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Salute orale a scuola: sì o no?

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Salute orale a scuola: sì o no?

L’inizio della scuola è alle porte: si tirano a lucido gli zaini e si finiscono i compiti lasciati in sospeso… ma cosa ne sarà dei denti tra una lezione e l’altra?

I bambini infatti, soprattutto se all’asilo o alle scuole elementari, tra un gioco e l’altro si dimenticano facilmente delle raccomandazioni dei genitori e degli insegnamenti a proposito della salute orale.

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Parole al vento

Con immensa fatica mamma e papà tentano di trasmettere ai propri bambini corrette abitudini legate alla salute orale “bisogna lavare i denti almeno 3 volte al giorno: la mattina, la sera e dopo pranzo.” E dopo infinite lotte per far comprendere i movimenti corretti con lo spazzolino, la giusta dose di dentifricio e la corretta manutenzione degli strumenti, finalmente il piccolo arriva a dare la giusta importanza alla cura dei propri denti.

Ma tra uno scambio di figurine e una partita a calcio, spesso nella pausa pranzo a scuola la cura dei denti viene completamente dimenticata.

Questa situazione suscita non poche preoccupazioni… i dati diffusi dal board italiano dell’Alliance for a Cavity-Free Future (ACFF) indicano infatti che la diffusione della carie a livello mondiale nel 2015 è arrivata ad interessare dal 60% al 90% dei bambini in età scolare e quasi il 100% degli adulti.

 

Questione di attenzione

Soprattutto quando si tratta di scuole materne e di scuole elementari, bisogna riconoscere che seguire ogni singolo bambino può rivelarsi un impegno non da poco.

Ed è proprio basandosi su questa teoria che molti sostengono la difficoltà di portare i bambini a lavarsi i denti dopo pranzo, verificando che lo spazzolino venga utilizzato nel modo giusto e che il dentifricio non venga ingoiato. Per alcuni la soluzione migliore sarebbe far lavare i denti ai bambini una volta tornati a casa nel pomeriggio, così da eliminare del tutto il problema.

 

Bambini birichini

Ovviamente la propensione dei bambini a giocare con qualsiasi cosa capiti loro in mano di certo non aiuta. Lo spazzolino colorato diventa così una spada laser di ultima generazione o la freccia di un arco immaginario, finendo addosso ai compagni o direttamente per terra, in mezzo a milioni di germi e batteri.

E non è finita, spesso i piccoli raccolgono lo spazzolino rimettendolo in bocca o giocano a scambiarlo con gli amici, rischiando di incappare in fastidiose infezioni o trasmettere malattie infettive.

In alcuni casi, forse per questione di praticità, lo spazzolino viene sostituito con il collutorio, somministrato a turno ad ogni bambino. Ma questa opzione non è altrettanto valida, in quanto i piccoli tendono ad ingoiare il collutorio e non imparano ad utilizzare bene lo spazzolino.

 

Voce del verbo insegnare

Come sostengono gran parte degli odontoiatri italiani e dei medici dell’ANDI (Associazione Nazionale Dentisti Italiani) portare i bambini a trascurare la salute orale nelle scuole potrebbe rivelarsi dannoso.

Sarebbe meglio infatti lavare i denti in modo superficiale e con movimenti non perfetti, piuttosto che non lavarli del tutto.

I bambini inoltre raramente scambiano penne o pennarelli per poi metterli in bocca, basterebbe far sì che lo stesso accada con lo spazzolino, così da evitare la trasmissione dei germi.

 

D’altronde non dimentichiamo che il compito principale della scuola è quello di insegnare, non solo ciò che sta scritto sui libri di testo ma anche e soprattutto i principi fondamentali della vita. Aiutando i bambini a fare propri i fondamenti della salute orale dunque, potremmo plasmare adulti responsabili, risparmiando loro infinite code dal dentista… non male, no?

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